L’esempio irlandese: piena cittadinanza per tutti gli stranieri

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Jeudi, 22 Mai, 2014
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In Irlanda tutti i cittadini stranieri godono del diritto di voto alle elezioni comunali ed è ..dal 1963 !

Motore d’innovazione

Dopo diverse testimonianze e studi sull’argomento, questa misura non suscita più polemica attualmente, il ruolo degli stranieri, infatti, nella costruzione della società è ben inserito nell’immaginario collettivo. In aggiunta, dal 1992, non si esige nessuna durata minima di soggiorno sul territorio. Stato precursore in Europa, l’Irlanda si è rivelato essere l’elemento innovativo tra i paesi nordici in quest’ambito. Approfondire il modello irlandese, ci permetterà di sbarazzarci di certe reticenze poco pertinenti. La situazione non è certo, lo dobbiamo ammettere, perfettamente identica a quella francese, dove instaurare il diritto di voto per gli stranieri necessiterebbe di una revisione della Costituzione. Questa evoluzione si è potuta fare in Irlanda senza grandi riforme strutturali. Tuttavia, per questo Paese che conta poco più di 250 000 stranieri sul suo territorio, circa il 7% della sua popolazione, questo è stato un momento che ha segnato la vita politica piuttosto che un’evoluzione di ampiezza.

Integrazione e riconoscimento, un passo verso l’uguaglianza

Le conseguenze positive di questa disposizione sono molteplici e si concentrano in gran parte sulle questioni relative al vivere insieme. In effetti, l’integrazione degli stranieri nella vita del loro comune di residenza ha permesso una socializzazione attraverso l’impegno in seno alla vita pubblica, attorno a dei valori comuni e non alla cultura originale. Ma quello che il diritto di voto agli stranieri in Irlanda dovrebbe ispirare, è che appoggiare il diritto di voto agli stranieri significa anche sostenere la questione dell’uguaglianza e del riconoscimento. Il riconoscimento dei lavoratori stranieri che contribuiscono all’economia francese. Quando paghiamo le imposte, quando dobbiamo pagare una tassa sulla casa, è legittimo pretendere di non essere escluso dal processo democratico che permetterebbe di fare sentire la sua voce nella gestione del suo comune. 

Non possiamo che augurarci che i nostri dirigenti ne vengano ispirati!

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